PACIANO

 

ORIGINI STORICHE

IL primo documento in cui compare Paciano/Pacciano, risale a circa un secolo prima dell'anno Mille. Il significato del nome è ancora sconosciuto o quantomeno discusso. Vi sono varie interpretazioni: alcuni lo vorrebbero interpretare come una "pace di Giano"  (pax Iani);  altri dalla famiglia romana "Pacia" citata di frequente nelle antiche iscrizioni ritrovate nel territorio toscano; altri ancora a Pacino, nipote del re Volpinio detto Lucullo; altri a "Passus Iani"  ossia passaggio al tempio di Giano, lungo l'antichissima via che collegava Chiusi al Trasimeno e a Perugia;  oppure ancora "Pagus Iani"  il villaggio dedicato a Giano.  Vi sono però due ipotesi maggiormente avallate dagli esperti: la prima prende come riferimento il fatto che molti luoghi che hanno nella toponomastica il riferimento a Giano, non si riferiscono al Dio stesso, ma derivano da una storpiatura dall'aggettivo "dianus" ossia luminoso e arioso. Quindi "Pagus Dianu", ossia villaggio in bella posizione. La seconda ipotesi prende invece per assodato che  Paccius o Pacius fosse un nome di persona comune fra gli italici di parlata tosco-umbra e quindi  anche del proprietario del fondo agricolo di epoca romana cui lasciò la denominazione di "Pacianum" (fondo). Etimologia del nome a parte, la storia di Paciano è segnata da importanti eventi fin dall'anno 917, quando l'imperatore Berengario, concede al marchese Uguccione II dei Borboni la signoria sulle terre e sullo stesso paese. Altro momento decisivo è stato quando nel 1416-77 la città consegnò le proprie chiavi a Braccio da Montone e, in conseguenza, ottenne un finanziamento di 190 fiorini dalla città d Perugia che consentirono la ricostruzione delle mura del castello e la realizzazione di un torrione. 

  Veduta di porta Perugina

 

L'ODIERNA PACIANO

Paciano, fondato nel trecento come castello feudale, sorge sulle pendici del Monte Petrarvella a 392 metri s.l.m, è contornato da rinomati oliveti e si affaccia sul Lago Trasimeno attraverso la piana di Castiglion del Lago.  La struttura urbana d'impianto duecentesco, presenta una pianta a ventaglio, articolata su tre strade principali e parallele, collegate fra loro da vicoli ortogonali. La cinta muraria, invece, presenta otto torri di cinta e tre porte ogivali: Fiorentina, Perugina e Rastrella. Il paese conserva ancora tutt'oggi l'antico borgo medievale, e le caratteristiche di paese-castello. Infatti si estende solo su 16 Kmq, ha 950 abitanti ed è  il comune meno esteso dell'Umbria. Nonostante questo, non gli ha impedito di essere nominato nel 1991 dall'Unione Europea, villaggio ideale d'Italia con la motivazione <Dove vivere è bello>. Paciano rappresenta infatti, una meta ideale per chi è alla ricerca di una vacanza a contatto con la natura e all'insegna del relax. L'ambiente collinare, a una decina di Km dal Lago Trasimeno, è costituito da boschi di cerri, roverelle, lecci e castagni, mentre ovunque regna sovrano l'olivo. Il monte Petrarvella (645 s.l.m.), sulle cui pendici si sviluppa il paese è poi costituito da una fitta pineta da dove si può godere di magnifici paesaggi o si possono fare lunghe passeggiate. Alle spalle di Paciano vi è inoltre il monte Pausillo una ex riserva di caccia con boschi di querce e castagni  e una ricca fauna mediterranea, che forse diventerà un parco naturale. Da entrambi i monti, in direzione est si può ammirare Assisi, adagiata sulle pendici del monte Subasio, mentre spaziando a 360° si gode la vista di  degli Appennini umbro-marchigiani, del monte Amiata e dei tre laghi, quello Trasimeno, quello di Chiusi e quello di Montepulciano. Dunque, la posizione di Paciano è veramente invidiabile, in pochi minuti si possono raggiungere le arterie stradali e ferroviarie e tramite queste arrivare a centri ricchi di arte e storia: Città della Pieve e i borghi del Trasimeno, il lago omonimo, Perugia, Assisi, Cortona, Orvieto, Chianciano, Chiusi e la Val di Chiana senese.    

Veduta dall'alto del borgo medievale
RILEVANZE ARTISTICHE

Il paese possiede numerose chiese a cominciare da quella di S. Giuseppe o di "Dentro" come è chiamata dai Pacianesi, costruita per tre quarti sotto il piano stradale a mo' di grotta. Qui è conservato il prezioso gonfalone della Madonna della Misericordia, dipinto nel XV sec. da Fiorenzo di Lorenzo della scuola del Bonfigli. Accanto si trova la chiesa di S. Carlo Borromeo del  VI-VII secolo dove, durante la i tre giorni che precedono la Pasqua, si può ammirare un suggestivo e particolare sepolcro con il Cristo ligneo. Fori porta Fiorentina, si incontra la chiesa parrocchiale di S. Maria Assunta, in cui viene celebrata la messa domenicale. Fuori le mura invece, troviamo la chiesa di Madonna della Stella con affreschi del pittore perugino Scilla Pecennini; in direzione di Panicale, c'è la chiesa di S. Salvatore in ceraseto con un affresco di Giovan Battista Caporali mentre in direzione di Chiusi troviamo la chiesa dei Santi Sebastiano e Rocco. Nella sede dell'antica Confraternita del SS. Sacramento, trasformata in pinacoteca, è allestita una raccolta d'arte che documenta la storia e l'arte di Paciano, dall'epoca etrusca al '700. Inoltre, la parete  di fondo del locale è affrescata con una Crocifissione di Francesco di Castel della Pieve,  presunto maestro del Perugino. Al patrimonio di matrice religiosa, si affiancano reperti archeologici risalenti all'epoca etrusca, tra cui il famoso "elmo di Paciano"  conservato al Museo Archeologico dell'Umbria a Perugia. All'interno del borgo troviamo poi alcuni palazzi importanti  Buitoni e Baldeschi del XVII sec, dalle caratteristiche architettoniche inalterate. Lungo la strada del Ceraseto che porta a Panicale, vi è la Torre d'Orlando, unico resto del vecchio castello di Paciano vecchia, distrutto nel 1250. 

Veduta della Torre d'Orlando
ARTIGIANATO E GASTRONOMIA

Le lavorazioni artigianali di Paciano sono sempre state legate all'attività contadina di ogni giorno e alla necessità di autosussistenza dei nuclei familiari. Col tempo però questo bisogno è andato scemando e così, le abilità dei vari artigiani pacianesi, ha terminato di tramandarsi. Rimane ancora viva però nella memoria il ricordo di chi era dedito all'impagliatura di sedie, di chi creava "panari" per cuocere la torta al testo o di chi riusciva a creare magnifici cesti di vimini. In questi ultimi periodi si sono riscoperte invece, altre attività artigianali come la tessitura, la lavorazione del ferro battuto, la fabbricazione di scope in saggina e la costruzione di scale in legno usate per la raccolta degli olivi.

Costruzione di una cesta in vimini

Anche le caratteristiche gastronomiche sono legate alla vita quotidiana e le ricette riprendono le abitudini della vita contadina con piatti gustosi ma semplici. Tutti gli ingrediente sono rigorosamente locali e naturali, così da rendere ogni piatto unico e riconducibile solo a questa terra. Volendo fare una breve carrellata di ciò che si trova nella tavole dei pacianesi e volendo rubare qualche ricetta, possiamo partire con: 

La Panzanella: un piatto semplice e particolarmente estivo in quanto ha fra i suoi ingredienti il pomodoro, il cetriolo e il basilico. Per la preparazione si procede mettendo in ammollo nell'aceto delle fette di pane raffermo, rigorosamente del tipo "toscano" e quindi dalla pasta insipida ed asciutta. Nel frattempo si posso preparare dei tocchetti o rondelle, di cetriolo e cipolla e delle foglie stragliuzzate di insalata. Quando il pane sarà ben imbevuto, lo si tira su strizzandolo e togliendo l'aceto in eccesso. Ora, a seconda dei gusti, lo si può lasciare intero e quindi a fetta oppure lo si può spezzettare in un piatto capiente e cupo. Prendete uno o due pomodori rossi e maturi, dalla polpa sugosa e strizzate il succo nel pane. Quando saranno disidratati, tagliateli a tocchetti e metteteli sopra il pane assieme al cetriolo, alla cipolla e all'insalata. Mescolate tutti gli ingredienti, profumate la pietanza con foglie di basilico fresco e conditela con olio extra vergine d'oliva, sale e pepe.

Bichi al sugo: è un primo piatto fatto in casa e si caratterizza dalla presenza di lunghi fili di pasta simili agli spaghetti alla chitarra. Questa lavorazione ha solitamente anche altri nomi, Pici, Bigoli, Umbricelli, ma indica la stessa cosa. La preparazione è molto povera, infatti l'impasto è formato solo da acqua, farina, un pizzico di sale e un uovo. La difficoltà e, allo stesso tempo la maestria delle donne umbre, sta nel riuscire a lavorare la pasta in modo da non rompere mai i fili e formare lunghi "spaghetti" che assorbiranno meglio il sugo. Quest'ultimo, varia a seconda dei gusti, ma deve essere rigorosamente di carne rossa, preferibilmente di oca. 

Arrosti: molto cucinati, sono gli arrosti di selvaggina come il cinghiale o di animali da cortile come le oche e i maiali. Generalmente vengono cotti nei forni a legna e aromatizzati con bacche di ginepro, finocchietto, e odori della macchia meditterranea. Il principe di queste preparazioni è sicuramente la porchetta.

Torta al testo: è un impasto fatti di farina acqua e sale e la sua caratteristica è la cottura su una pietra detto testo o "panaro". La si può gustare farcendola con verdure di campagna e formaggi, salumi o salsicce alla brace.

Scroccadenti /Cantucci/Tozzetti: sono biscotti secchi che hanno nella pasta delle mandorle intere e si accompagnano molto bene con il VinSanto, un passito di uve molto dolci e marsalate. 

Torciglione: è un dolce tipicamente natalizio dalla forma a serpente. L'impasto è costituito solamente da mandorle dolci e amare tritate, zucchero e albumi d'uovo. La particolarità, oltre alla forma, è la decorazione. Infatti la lingua del serpente è costituita da un confetto rosso, gli occhi da due chicchi di caffè, le orecchie (?) da due confetti bianchi e le scaglie da tanti pinoli inseriti interi nella crosta.   

Scroccadenti o cantucci                                                Torta al testo farcita

 

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